CAPITOLO 3°:

Le ore dopo non passarono di certo in fretta per le due donne che cercavano di ingannare il tempo:
"Nove e uno, dieci: scopa!"
"Ma che te sei poco buona per giocar con mjgo ne! Sette bello s'è mio"
"Non ti illudere vincerò anch'io questa volta !"
"Non ci sperare cocca!".
Sorvolando questi piccoli particolari, chi non se la passava bene era certamente quel povero figliolo di Renzo alla ricerca dell'avvocato Azzeccagarbugli .
Infatti appena uscito dal paese su errata indicazione di un vigile urbano, imboccò contro mano il tunnel autostradale facendo un frontale con un autotreno che lo riportò subito in pieno paese.
Quindi ripartì e arrivò dall' avvocato con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia; aveva però seguito il consiglio di Agnese, si era cambiato i vestiti, indossava quindi: giacca da frac a coda di rondine, pantaloni a zampa di elefante, scarpino bianco con calzino scozzese e papillon rosso.
Bussò alla porta dell'avvocato poi visto che era aperta e nessuno veniva avanti decise di entrare.
Scorse in lontananza l'avvocato uno di quei tipi ai quali per essere perfetti mancava solo un difetto, seduto dietro una scrivania tra ammassi di libri, carte, cartine e fiaschi di vino, che mangiava un piatto di pasta e fagioli.
"Buon giorno, egrezzo* dottore...!" disse Renzo, e l'avvocato gli ruttò in faccia, tanto che Renzo stava per rimetterci le penne asfissiato dall' alito pesante del dottore.
Ebbe inoltre anche qualche problema per comunicare perchè l'avvocato essendo originario di Cuneo, parlava in cuneiforme.
L'avvocato vedendolo così vestito capì che doveva essere il suo nuovo maestro di musica, fu quindi messo subito alla prova; Renzo fece dei disperati tentativi con un mandolino, ruppe 3 corde e l'avvocato gli ruppe 3 denti, poi con calma lo picchiò selvaggiamente.
Chiarito l'equivoco, Renzo fu fatto accomodare, e in segno di saluto baciò la mano dell'avvocato, che per rispetto già chiamava 'sire'.
Illustrò quindi al 'sire' il motivo per cui era andato, ma appena l'avvocato seppe che era di fede interista, gli mollò un tremendo pugno sul naso che diventò come quello di Dante e lo cacciò via a calci.
Quando Renzo tornò a casa di Lucia, Agnese li chiese:"Renzo,che te hai?, te senti male?"
"Mi sono sentito male al ritorno, inoltre l'avvocato ha detto che in questo periodo è molto impegnato".
Poi in silenzio prese la rincorsa e le tirò un pugno sganassandole tutti i denti che caddero come chicchi di granoturco.
Così Agnese capì che quell'avvocato con un cuore grande quanto un campo di calcio, era milanista; e disse:"Vieni nè, ho un'idea chiamiamo Fra Cristoforo".
Renzo e Agnese allora, per mezzo di Lucia che era perito informatico, si collegarono attraverso Internet col convento di fra Cristoforo (http://www.FraCRISTOFORO.DJ) .
A questo punto, bisogna dire che Fra Cristoforo, non era sempre stato un frate; anzi alcuni anni prima faceva il disk-jokey nella zona di Milano; tanto che in quei paraggi era ancora conosciuto come "Deejay Cristoforo, colui che fa ballare i sordi".
Quando era più giovane, amava anche fare le tournee, le sue mete preferite erano: Loreto, Fatima e Lourd, era inoltre così famoso che alle sue messe il sabato sera ci andavano tutti.
Talvolta capitava anche che i suoi seguaci tornavano a casa a notte fonda tutti sudati, così si raffreddavano e li veniva la 'febbre del sabato sera'.
Poi fu coinvolto in uno giro di droga e dovette nascondersi per sfuggire alla Polizia.
Fu accolto così da un ordine di frati decaffeinati: i cappuccini. Così questo buon frate, saputo dell'accaduto a Renzo e Lucia, si precipitò (spaccandosi l'osso del capicollo) a casa di Agnese.
"Beati i poveri di spirito,....perchè non si ubriacheranno mai!", queste furono le sue prime parole e sia Renzo, sia Agnese, sia Lucia capirono perfettamente in che mani erano capitati.
Fu Renzo che poi iniziò il racconto: "Tutta colpa di quel milanista di Don Rodrigo...." disse "....ha mandato i suoi bravi per minacciare Don Abbondio, che ora è ricoverato in ospedale".
"Ho capito " disse Fra Cristoforo " ma naturalmente se volete il mio aiuto c'è da sborsare qualche cosa, una piccola formalità....non so se mi spiego! (sempre come dice la bandiera che non è al vento n.d.a.)"
"150.000 solo per il fastidio di essere arrivato fin quì"; Renzo pagò e Fra Cristoforo rinnovò l'appuntamento per le 19:30 del giorno dopo al suo convento.


* EGREZZO: Tipico saluto milanese dell'epoca, corrispondente all'italiano: egregio