CAPITOLO 8°:

Lucia denunciò subito alle autorità l'lnnominabile, che fu arrestato per sequestro di persona, uso ed abuso di stupefacenti e frode fiscale per conto della sua agenzia "lntenational lnnominations" che era destinata ad un fallimento.
Fu costretto a vedere il sole a strisce per un mese, in seguito fu condannato a 40 giorni di sedia elettrica.
Intanto a Milano col treno espresso dalla Germania era arrivata la peste, come si può leggere da un articolo ripreso da un giornale dell'epoca:

MILANO: " La peste è arrivata improvvisamente in città con l'espresso Wanfried-Milano delle 20:15.
Da quando è arrivata non risparmia nessuno, colpisce senza peavviso, bussa alla porta ed entra senza darti neanche il tempo di fare testamento.
Sembra che facci più vittime degli incidenti stradali del sabato sera.
Come gia sapete non si sa da che parte girarsi da che parte morire; ormai si inciampa in mezzo ai morti, e chi non è morto lo è quasi.
Questo è quello che si sa fino ad oggi, domani chissà, chi vivrà vedrà, arrivederci o forse a mai più rivederci!

Ma ritorniamo ai nostri eroi, Lucia viveva ora nella casa di un certo Don Ferrante, proprietario di una piccola ferramenta della zona, e curava i malati di peste al lazzaretto.
Il lazzaretto era una specie di ospedale dove erano ricoverati i lazzaroni, tutti gli appestati in fin di vita.
Era stato fondato da Lazzaro, figlio di Giulietta moglie di aRomeo, fratello di Aurelia e cugino di Flaminia, nipote di Appia Antica e grande amico di Raccordo Anulare e di tutte le strade extracomunitarie principali dove raggiungeva i 110 Km orari in bicicletta.
Lazzaro il giorno dell'inaugurazione rivoltosi a tutti i lazzaroni disse "Risorgeremo" e poi morì.
Renzo saputo del rapimento di Lucia, si precipitò a Milano per raggiungerla.
Arrivato lì, non sapeva a chi chiedere informazioni perchè a causa della peste, c'era chi moriva a destra chi a sinistra, nessuno si reggeva più in piedi, non c'era un'anima viva.
Vagò quindi per la città finchè non arrivò al lazzaretto comunale.
Lì, tra gli appestati peggiori, trovò Don Rodrigo che ormai era in fin di vita, puzzava come un topo e aveva la faccia di colore giallo canarino con sfumature alternate verde, verde chiaro, merde scuro e merdone.
Come lo vide, tornò in lui la voglia di appestarlo di botte, ma fu fermato dalla pesante cinquina di Fra Cristoforo che si adagiò sulla sua guanca lasciandone il segno delle impronte digitali e tranciando a metà la lingua.
Mentre Renzo si chinava per raccogliere il pezzo di lingua che era caduto, notò in lontananza la donna per cui aveva sofferto tanto, colei che lo aveva fatto girovagare per mezza Lombardia, colei che ere sopravvissuta ai suoi baci al sapor dei 4 formaggi: Lucia!.
Renzo allora dall'area (b x h = l x l) sempre sicura coinvolgente e quadrata, le corse incontro la abbracciò e dichiarò con voce tremante il suo tremendo desiderio temendo la reazione della stessa, e disse:
"Lucia ora che tutto è finito, ora che Don Rodrigo non può più perseguitarci, ora che chi c'è c'è e chi non c'è non c'è, chi è stato è stato e chi non è stato non è, vuoi sposarmi?".
Lucia lo guardò fisso negli occhi e disse: "Sapere che ti piacerabbe sposarmi, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi..................dal ridere, perchè durante la tua assenza ho fatto voto alla Vergine che sarei rimasta casta e pura per tutta la vita!".
"Lucy, mon amour, cosa sono codeste baggianate che vai farneticando?" ; "E' così Renzo!" disse Lucia, che si denudò con grande piacere di tutti gli appestati e soprattutto di un cieco che ritrovò la vista. "E' un miracolo!!" disse Fra Cristoforo.
"No, è la quinta abbondante!" precisò Lucia.
"Vedi Renzo questa è la cintura di castità che mi ha donato la vergine Maria: oro puro placcato in ferro, 33 mandate, chiusura centralizzata, anti-inculer e raffreddamento a liquido!"
Renzo rimase scioccato da quell'improvvisa notizia, stava per svenire; ma tempestivamente intervenne Fra Cristoforo, che aveva un grande cuore che batteva sotto la canottiera.
Il frate rassenerò gli animi dei due giovani, porse una cambiale con una cifra a 7 zeri ed una penna a Renzo e disse: "Lucia, il tuo voto di castità può essere sciolto se tu lo vuoi, basta solo un piccolo obolo obbligatorio per la chiesa ed io poi vi darò la soluzione!".
Allora Renzo che aveva ormai il callo dello scrittore e che aveva perso il conto delle cambiali sino ad allora firmate, ma che si aggiravano all'incirca sui 13 kg, mise una mano sul cuore, all'altezza della tasca del portafoglio e pensò un attimo; ma trionfò in lui l'amore per Lucia (figuratevi arrapato com'era dopo tanto tempo!) e mise un'ennesimo autografo su quella cambiale.
Fra Cristoforo allora mise le cuffie e si preparò per dare la soluzione: "Invocate San Pietro e chiedeteli un duplicato delle chiavi!".
"Ma padre!" disse Renzo "noi siamo gente comune non possiamo chiedere tanto, non ci sarebbe un'altra soluzione?"
"Caro fratello, a tutto c'è rimedio, ed anche a ciò: l'evirazione!, e ricordati chi s'accontenta gode"
" 'nsomma!"